E adesso?

Al ritorno da Roma ero indeciso se scrivere delle nuove divisioni della Sinistra o del decreto sulle classi di  concorso per gli insegnanti, ma all’arrivo a casa decido di accendere la tv e scopro i massacri di Parigi.

I morti che aumentano di minuto in minuto, l’ordine di non uscire di casa, la chiusura delle frontiere, Hollande portato al sicuro: dieci volte Charlie.

E adesso? 

In che clima discuteremo delle missioni dei militari italiani all’estero lunedì alla Camera? Qualcuno proporrà di aderire con aerei e militari alla missione contro l’Isis? Possiamo continuare a vivere in questo stato di terrore?

Sono convinto che non si debba in nessun modo rinunciare ai nostri principi di libertà e di tolleranza, proprio per questo attaccano la Francia e l’Europa, ma proprio questo è in gioco.

La battaglia politica e culturale è su due fronti. Contro le armate del terrore che si ammantano di una fede per giustificare le stragi e contro quegli occidentali che, spero in buona fede, ritengono che l’unica risposta sia la chiusura e il ritorno a leggi contrarie ai principi fondanti della nostra convivenza civile.

Quello che è successo a Parigi ci mette tutti in crisi, ma sarebbe drammatico se rispondessimo con atteggiamenti che finiscono per dare ragione ai terroristi.