Colombia, la visita di Francesco suggellerà il nuovo inizio

Colombia's disarmed FARC rebel group to preserve prominent acronym and a rose as logo

Non ci sono giornalisti corrispondenti italiani in Colombia, anche per questo non ci sono racconti della storica giornata del 1° settembre vissuta a Bogotà con la celebrazione del primo congresso del partito degli ex guerriglieri delle FARC.

Infatti, grazie all’accordo di pace siglato nel 2016 tra il presidente della Repubblica colombiana Santos e i leader delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, si è posto fine a circa 50 anni di lotta armata e si è dato vita ad percorso che sta portando al reinserimento dei guerriglieri e alla trasformazione in partito politico partecipante alla vita democratica e parlamentare del movimento dei campesinos.La sigla resterà la stessa ma la A non significherà più armata, ma alternativa, mentre il logo avrà petali di rosa al posto dei kalashnikov incrociati.

Al congresso hanno partecipato 1200 delegati che hanno stabilito le modalità organizzative del partito e approvato un documento politico in vista delle elezioni del marzo 2018.

Vale la pena di ricordare che il presidente colombiano, che non potrà più ricandidarsi alle prossime elezioni, per il risultato raggiunto con l’accordo è stato insignito del premio Nobel per la pace nel 2016. Nelle stesse ore il segretario di stato vaticano, monsignor Parolin, ha illustrato il programma del viaggio che papa Francesco effettuerà proprio in Colombia dal 6 al 10 settembre prossimo. Una visita molto attesa nella cattolicissima Colombia e che non potrà che rafforzare i contenuti dell’accordo di pace. Infatti il Papa incontrerà anche i leader delle Farcche hanno preparato un significativo regalo per il Pontefice.

Lo abbiamo visto in anteprima in occasione di una missione parlamentare svolta un mese fa e di cui ho fatto parte insieme ai senatori Zin e Di Biagio e alla deputata Giovanna Martelli, competenti del gruppo di amicizia con la Colombia e invitati dai parlamentari colombiani. Una visita che ci ha permesso di verificare lo stato di attuazione del processo di pace, l’impegno delle nostre ONG e il sostegno italiano.

Per quanto riguarda lo stato di attuazione del processo di pace sono evidenti le difficoltà concrete e, soprattutto, che la volontà politica deve fare molto bene i conti con gli aspetti concreti, in particolare quelli legati al reinserimento degli ex guerriglieri nella vita civile ed economica del Paese. La preoccupazione principale è legata al risultato delle prossime elezioni politiche e ai rischi di vittoria di quella parte contraria accordo e ai costi dell’operazione.

Immaginate, per un attimo, di vivere in un Paese che ha una altissima disoccupazione e addirittura milioni di sfollati senza casa e senza lavoro. L’accordo prevede che ai guerriglieri che riconsegnano le armi vengano concessi due anni di reddito di reinserimento e una soluzione abitativa in campi attrezzati,come è più che opportuno per agevolare il tentativo di ricollocazione. E’ più che sufficiente per considerare gli ex guerriglieri dei privilegiati oltre che impuniti, soprattutto in quei territori più distanti dalle zone di conflitto.
Quindi, il processo di pace (da tutti a parole sostenuto) rischia di infrangersi contro la ricerca del consenso elettorale.

Le FARC hanno chiaro che non esiste un piano B e che indietro non si torna, ma per questo è fondamentale il sostegno internazionale al processo ed è importante che l’ONU prosegua il suo impegno di vigilanza per il valore di esempio che ha la vicenda colombiana come modello per la soluzione dei conflitti.

Anche in questa situazione è importante il ruolo delle Organizzazioni non Governative nel sostegno concreto alla comunità coinvolte. Un ruolo lo svolgono anche le ONG italiane, soprattutto cattoliche, spesso sostenute da progetti regionali di cooperazione che, come ci ha confermato l’Alto rappresentante dell’ONU, con il loro impegno concreto e mirato fanno moltissimo per le persone.

Infine, l’Italia. I rapporti tra i due Paesi sono ottimi e confermati dai rapporti politici e commerciali. Sui primi un impegno è stato preso per la campagna legata allo sminamento dei territori lasciati dalla guerriglia, ma è ancora in fase di avvio e soprattutto è poca cosa. Più significativi sono i rapporti commerciali, per esempio quelli legati alla produzione di caffè, ma sarebbe importante anche rapporti legati alla creazione di infrastrutture che sarebbero la chiave di volta per un Paese che è molto difficile da percorrere, che è bellissimo per la sua natura e varietà climatiche e che da noi rimane famoso solo per la produzione di cocaina ancora in gran parte gestita, qui sì in proficua (per loro) collaborazione tra criminalità locale ed internazionale.

Ho avuto la netta impressione che l’attenzione mondiale che la visita del Papa porterà sulla Colombia loro la vogliano sfruttare al massimo, facciamolo anche noi per capire cosa succede dall’altra parte del mondo

https://www.democratica.com/focus/colombia-la-visita-francesco-suggellera-inizio/