Una via democratica di uscita dalla crisi è ancora possibile?

Tutti i giorni abbiamo le prove che “la crisi” non è solo economica, ma procede e si intreccia con i limiti della democrazia rappresentativa e con lo snaturamento dei valori che in Italia sono inseriti a chiare lettere nella Costituzione Repubblicana.
Stabilire quale aspetto dei tre domina è difficile, anche se appare evidente che sembra prevalere la crisi dei valori aggrediti dalla paura che sembra giustificare quasi tutto. Una paura che sta aspettando che il coraggio di dire la verità prevalga, ma sembra a tutti più conveniente(?) rappresentare la paura, invece di raccontare la forza del coraggio.
Forse è necessario ripartire dai fondamentali perché il disorientamento è forte e l’ordine delle cose non appare per nulla chiaro.
A me pare che la prima parte della nostra Costituzione parli un linguaggio chiaro e che possa essere valido non solo per l’Italia, ma per l’intera Europa. Mi riferisco al concetto contenuto nell’articolo 3 per il quale siamo ”tutti uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza o religione”. Secondo me vuol dire semplicemente che i diritti e i doveri o sono per tutti o non sono tali. Quindi, dovremmo dire e soprattutto fare, il lavoro chiunque lo svolga ha il diritto di essere pagato allo stesso modo, senza distinzioni.  Di conseguenza, non dovrebbe essere ammesso e praticato che la mano d’opera, per esempio quella dei braccianti, possa esserlo in modo diverso, magari a seconda del colore della pelle.
Perché, ecco la necessità del coraggio della verità, se migliaia di uomini e donne illegali in Italia vengono sfruttati per i raccolti stagionali, vuol dire che in nome del cosiddetto mercato vengono buttati via i valori fondamentali della Costituzione il cui esito danneggia sia i nativi che i nuovi arrivati. 
Ma quelli che giurano sulla Costituzione l’hanno letta? Fanno tutto quello che è possibile per rispettarla? Eppure le leggi attuative del dettato costituzionale ci sono, sia a difesa dei lavoratori, sia a difesa degli imprenditori che spesso affermano che è difficile rispettare le leggi.
Troppo difficile? Sì lo è, ma è da qui che nasce la via autoritaria di uscita dalla crisi, dalla sfiducia verso le istituzioni e dalla presunta probabilità che dal cacciare gli stranieri, i rom, i “diversi”, si possa ottenere quelle risposte che non arrivano. Per cui, non solo in Italia, ma in tutto il mondo, Europa compresa, si allarga il consenso verso chi propugna idee xenofobe e nazionaliste.
Queste idee hanno messo in crisi il binomio economia di mercato e democrazia rappresentativa. Infatti i nazionalisti sono per i dazi, per il protezionismo e sono per ridurre al minimo gli spazi democratici.
Come risponde a questa ricetta che in fin dei conti ripropone logiche che abbiamo già visto nell’ 800 e nel 900?
Io penso che la massima coesione sociale possibile passa attraverso istituzioni più forti ed efficienti, capaci di risposte in tempi ragionevoli. Ovviamente per istituzioni non intendo solo quelle elettive, ma anche quelle di funzione come la scuola, la sanità, la magistratura. Tutte devono contribuire ad accogliere nella comunità il cittadino che insieme a tutti gli altri concittadini è contemporaneamente utente e promotore delle istituzioni stesse.